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Come facciamo
un’app.

Il percorso di un’app per iPhone e Android nel nostro studio, dall’idea al giorno in cui compare sugli store: il prodotto e il suo disegno per primi, poi come farsi scaricare, in chiusura la tecnica, spiegata a chi l’app la deve commissionare.

Tempi
Circa tre mesi, dalla prima schermata disegnata alla pubblicazione sugli store.
Cosa serve da te
L’idea raccontata per esteso, i contenuti, e un account sviluppatore Apple e Google a tuo nome: ti guidiamo noi ad aprirli.
Cosa resta tuo
Tutto: codice, design, file sorgente, gli account sugli store e i dati di chi la usa.
Dopo
Un canone annuale per gli aggiornamenti che iOS e Android chiedono ogni anno e per la cura dell’app.

01Si parte dal telefono di chi la userà

Cosa fa questa app che un sito farebbe peggio. È la domanda con cui apriamo ogni progetto, e la facciamo con sincerità: un’app si scarica, occupa spazio, chiede un gesto in più, e in cambio deve dare qualcosa che il browser non dà. La fotocamera, le notifiche, il funzionare anche senza rete, l’essere lì sulla schermata di casa ogni mattina. Molte idee ottime stanno meglio in un sito, e lo diciamo al primo incontro, perché un’app che nessuno riapre è un costo e basta.

Il primo colloquio è gratuito e senza impegno. Ci racconti l’idea come la vedi, con gli esempi di app che ti piacciono e quelle che ti fanno arrabbiare. Noi ascoltiamo, chiediamo chi la userà e in che momento della giornata, e in pochi giorni ti mandiamo una proposta scritta: cosa fa la prima versione, cosa aspetta la seconda, quanto costa, quanto tempo chiede, e quali spese fisse vanno ad Apple e Google.

La prima versione fa poche cose, e le fa bene. Insieme decidiamo i tre o quattro gesti che l’app deve rendere perfetti, e tutto il resto lo scriviamo in una lista per dopo. È la decisione che tiene i tempi e i costi dentro la proposta, e che fa uscire un’app chiara al posto di una che prova a fare tutto. Da quei gesti disegniamo i flussi: da dove si entra, cosa si vede per primo, quanti tocchi servono per arrivare alla cosa importante.

Un’app si giudica alla seconda settimana: quando resta sul telefono, o quando sparisce.

02Il design, con criterio

Il prodotto prima dei pixel. Un’app è un attrezzo che si usa con una mano, spesso in piedi, spesso distratti. Il disegno parte da lì: cosa sta sotto il pollice, cosa si fa con un gesto, cosa deve leggersi al sole. Colori, carattere e icone arrivano dopo, e servono a rendere riconoscibile quel modo di funzionare. Il marchio, quando c’è, entra nell’app con il suo carattere; quando manca lo disegniamo insieme, e nasce già pensato per un’icona di sessanta pixel.

La vedi tutta, prima che esista. Dai primi schizzi passiamo ai mockup completi: ogni schermata disegnata com’è, nell’ordine in cui si incontra, dal primo avvio all’ultima impostazione. Li leggi come un libro, si capisce cosa succede a ogni tocco, e quello che va cambiato viene fuori prima di scrivere una riga di codice. Poi arrivano le versioni di prova dell’app vera, che ricevi sul telefono a ogni passo avanti, come un beta tester della tua stessa app.

Le regole di iPhone e Android, rispettate. I due sistemi hanno gesti, abitudini e componenti propri, e chi li usa li ha nelle dita. Un’app che li rispetta sembra già conosciuta al primo avvio; una che li ignora costringe a imparare. Disegniamo una volta e adattiamo dove serve: il tasto indietro, le tendine, i permessi chiesti nel modo in cui ciascun sistema li chiede.

Un sistema di regole, invece di cento schermate disegnate a mano. Colori, spazi, raggi, dimensioni dei testi e componenti vivono in un unico insieme di regole, nel progetto grafico e nel codice. Ogni schermata nuova nasce coerente con le altre, e un cambio di colore o di carattere si fa in un punto e vale ovunque, anche fra un anno.

  • Il primo avvio: cosa si vede prima di qualunque registrazione, e perché vale la pena restare.
  • Il pollice: le cose importanti in basso, a portata di mano sola.
  • I permessi: fotocamera, notifiche e posizione chiesti nel momento in cui servono, con il perché scritto chiaro.
  • Il movimento: transizioni che dicono da dove si viene e dove si va, e ferme per chi lo ha chiesto al sistema.

03I contenuti, i dati e l’account

Le parole dentro l’app pesano più che altrove. Un pulsante ha spazio per una parola, un messaggio di errore per una riga, e vanno capiti al volo. Le scriviamo insieme, con il tuo tono e con il nostro mestiere, e le proviamo sul telefono: una frase perfetta sullo schermo del computer si spezza su un iPhone piccolo. Per gli store servono poi il nome, un sottotitolo, una descrizione, gli screenshot e l’icona, e li prepariamo con te prima della pubblicazione.

I dati: cosa si salva e dove. Decidiamo insieme cosa l’app ricorda, e dove: sul telefono, su un server, o su entrambi. Quello che vive sul telefono funziona anche in galleria e in cantina; quello che vive su un server si ritrova cambiando telefono e si condivide con altri. Spesso la risposta giusta è la terza: tutto sul dispositivo, con una copia in rete che si allinea quando c’è segnale.

L’account si chiede il più tardi possibile. Ogni schermata di registrazione messa prima del valore perde una parte di chi ha appena scaricato. Dove la registrazione serve davvero, perché i dati vanno protetti o ritrovati su più telefoni, la facciamo in un tocco con l’account Apple o Google, e spieghiamo in una riga cosa succede a quei dati. L’informativa sulla privacy e la scheda dei dati che gli store chiedono le scriviamo insieme a te, con parole che un utente capisce.

Le notifiche: poche, e ognuna con un motivo. Una notifica utile riporta dentro, dieci notifiche in un giorno portano alla disinstallazione. Le progettiamo come parte dell’app, con il contenuto, il momento e la possibilità di spegnerle una per una, e di quelle promozionali facciamo volentieri a meno.

04Farsi scaricare

Gli store sono il primo motore di ricerca di un’app. La scheda su App Store e Google Play ha le sue regole, e le curiamo come la SEO di un sito: un nome che dice cosa fa l’app, un sottotitolo con le parole che la gente cerca, screenshot che raccontano i tre gesti principali nell’ordine giusto, un’icona che si riconosce fra cento. Le recensioni contano molto, e l’app chiede un giudizio solo dopo un momento riuscito.

Una pagina web, perché Google gli store li legge poco. Chi cerca «app per curare le piante» su Google trova siti, e per questo ogni app ha una pagina sua, veloce e scritta a mano, con i link ai due store e i collegamenti profondi: un link condiviso da un amico apre l’app alla schermata giusta, oppure porta allo store quando l’app manca sul telefono. La pagina ha i dati strutturati che dicono a Google e agli assistenti che quella è un’applicazione, per quale sistema, a quale prezzo.

Una considerazione onesta: lo store da solo porta poco. La maggior parte delle installazioni di un’app nuova arriva da fuori: da chi la consiglia, dal tuo sito, dai tuoi canali, dal negozio o dall’attività che l’app accompagna. Lo store converte chi arriva già convinto. Per questo la pubblicazione è un inizio, e ti consegniamo la lettura dei numeri, scaricamenti, aperture, chi torna dopo una settimana, con le due o tre cose da guardare ogni mese.

05Con cosa la costruiamo

Un’app sola, per i due telefoni. Scriviamo il codice una volta e ne escono due app, una per iPhone e una per Android, con gli stessi comportamenti e la stessa velocità di quelle scritte apposta per ciascun sistema: lo strumento che usiamo, Flutter, disegna ogni pixel da sé e parla direttamente con il telefono. Per te vuol dire metà del tempo di sviluppo, una sola squadra, e ogni correzione fatta una volta per tutti e due.

Per chi vuole i nomi. Flutter e Dart per l’app; Firebase per l’accesso, la copia dei dati in rete, le notifiche e la lettura di cosa succede; Figma per il progetto grafico e i mockup; TestFlight e Google Play Console per le versioni di prova e la pubblicazione. Sono strumenti di Google e di Apple, diffusi e documentati, che un altro sviluppatore sa prendere in mano domani.

Il telefono fa quasi tutto da solo. Dove ha senso, l’app tiene i dati sul dispositivo e lavora anche senza rete: la lista si apre, la foto si salva, la nota si scrive, e quando torna il segnale tutto si allinea con la copia in rete. È una scelta di progetto prima che tecnica: decide quanto l’app ti serve anche in metropolitana e quanto ti costa il server ogni mese.

Le integrazioni che un’app sa fare. Pagamenti dentro l’app, con la quota che Apple e Google trattengono sugli acquisti digitali messa in chiaro nella proposta; accesso con Apple e Google; fotocamera, posizione, calendario, contatti, con il permesso chiesto al momento giusto; mappe; condivisione verso le altre app del telefono. Le colleghiamo quando servono alla cosa che l’app deve fare, e le altre restano nella lista per dopo.

L’AI, dove dà qualcosa che prima mancava. Riconoscere una pianta da una foto, capire una domanda scritta come si parla, trascrivere una nota a voce, suggerire il passo successivo, rispondere sui tuoi contenuti a qualunque ora. Sono cose che oggi stanno in un’app senza fatica, e che valutiamo progetto per progetto: entrano quando risolvono un problema vero di chi usa l’app, con il limite dichiarato di cosa sanno e di cosa chiedono a una persona.

06Veloce, sicura, per tutti

Veloce

Sessanta volte al secondo

Un’app si sente nelle dita: lo scorrimento che segue il pollice senza ritardo, il tocco che risponde subito, l’avvio che dura meno di un respiro. Prima di ogni versione misuriamo queste cose su telefoni veri, compresi quelli di qualche anno fa, e controlliamo quanto pesa il download e quanto consuma la batteria in sottofondo. Le immagini si comprimono sul dispositivo prima di salvarle, e le liste lunghe caricano solo quello che si vede.

Sicura

I dati di chi la usa, trattati come tuoi

I dati sul telefono stanno nello spazio protetto dell’app, quelli in rete viaggiano cifrati e stanno in conti a tuo nome. Gli accessi passano da Apple e Google, e le password restano a loro. Le chiavi dei servizi esterni stanno fuori dal codice dell’app, dove un curioso con un telefono in mano può arrivare a leggerlo. La scheda della privacy sugli store dice esattamente cosa raccogliamo, e il tracciamento pubblicitario resta spento.

Per tutti

Con il testo grande, con la voce, con una mano sola

L’app rispetta la dimensione del testo scelta nelle impostazioni del telefono, si legge con VoiceOver e TalkBack, ha contrasti misurati e bersagli abbastanza grandi per un pollice, e ferma le animazioni per chi ha chiesto al sistema di ridurre il movimento. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità riguarda una persona su sei, e per tutti gli altri è semplicemente un’app più comoda.

Gli store

Regole loro, tempi loro

Ogni versione, la prima e tutte le successive, passa dal controllo di Apple e di Google prima di arrivare ai telefoni. Di solito ci vogliono da qualche ora a qualche giorno, e ogni tanto una versione torna indietro con una richiesta: la gestiamo noi, con la risposta o la correzione che serve. Gli account sviluppatore sono a tuo nome: Apple chiede 99 dollari l’anno, Google 25 dollari una volta sola, e li paghi tu direttamente a loro.

07Dopo gli store

L’app è tua, dalla prima riga all’icona. Codice, progetto grafico e file sorgente sono tuoi e li ricevi a fine lavoro; gli account sugli store e i servizi in rete sono a tuo nome fin dal primo giorno, e con loro i dati di chi usa l’app. Chi vuole continuare con un’altra squadra parte da un progetto ordinato e documentato.

Un’app va tenuta viva, per restare negli store. Ogni anno iPhone e Android cambiano versione, e Apple e Google chiedono che le app si adeguino, altrimenti smettono di mostrarle o di farle funzionare bene sui telefoni nuovi. Un canone annuale copre questi aggiornamenti, la cura dei servizi in rete, le copie dei dati e la lettura dei rapporti di errore che l’app ci manda da sola quando qualcosa va storto su un telefono che non abbiamo mai visto.

Le modifiche passano dallo store, e questo cambia i tempi. Una correzione a un sito è online in poco; una correzione a un’app va preparata, controllata da Apple e Google e poi scaricata da chi la usa. Per questo le versioni le raccogliamo con metodo, le piccole cose insieme alle grandi, e le cose urgenti partono subito con una corsia a parte.

Chi l’ha disegnata risponde ancora. Le stesse persone che hanno fatto l’app leggono la tua email dopo la pubblicazione, e la lista «per dopo» del primo capitolo diventa, quando lo decidi tu, il piano della seconda versione.

In una riga

Un’app fatta bene sta in tasca come un attrezzo: tua, pronta in un secondo, e che fa bene la cosa per cui è nata.

08FAQ

Quanto costa un’app?

Dipende da quante cose fa la prima versione e da cosa deve tenere in rete. Per questo il primo lavoro insieme è decidere i tre o quattro gesti che l’app deve rendere perfetti: su quelli si costruisce la proposta scritta, con dentro anche le spese fisse che vanno ad Apple e Google.

Quanto tempo ci vuole?

Circa tre mesi dalla prima schermata disegnata alla pubblicazione, per una prima versione con pochi gesti fatti bene. Il controllo degli store aggiunge in coda da qualche ora a qualche giorno, e lo mettiamo nel conto fin dall’inizio.

Mi serve davvero un’app, o basta un sito?

Un’app ha senso quando serve qualcosa che il browser dà male: la fotocamera, le notifiche, il funzionare senza rete, l’essere sulla schermata di casa ogni giorno. Molte idee stanno meglio in un sito, costano meno e si trovano su Google. Lo valutiamo insieme al primo incontro, e te lo diciamo con sincerità.

Funziona sia su iPhone che su Android?

Sì. Scriviamo il codice una volta con Flutter e ne escono due app, una per ciascun sistema, con gli stessi comportamenti e la velocità di quelle scritte apposta. Ogni correzione si fa una volta e vale per entrambe.

Chi pubblica l’app sugli store?

La pubblichiamo noi, sugli account sviluppatore Apple e Google aperti a tuo nome: ti guidiamo ad aprirli, e le quote annuali le paghi direttamente a loro. Ogni versione passa dal loro controllo, e le richieste che tornano indietro le gestiamo noi.

L’app è di mia proprietà?

Sì. Codice, progetto grafico e file sorgente li ricevi a fine lavoro; gli account sugli store, i servizi in rete e i dati di chi usa l’app sono a tuo nome fin dal primo giorno. Chi vuole continuare con un’altra squadra parte da un progetto ordinato e documentato.

Cosa succede dopo la pubblicazione?

Ogni anno iPhone e Android cambiano versione e gli store chiedono alle app di adeguarsi. Un canone annuale copre questi aggiornamenti, la cura dei servizi in rete, le copie dei dati e la lettura dei rapporti di errore. Le nuove funzioni, quelle della lista «per dopo», si pianificano come seconda versione quando lo decidi tu.

Si può integrare l’AI nell’app?

Sì, in molte forme: riconoscere qualcosa da una foto, capire una domanda scritta come si parla, trascrivere una nota a voce, rispondere sui tuoi contenuti. La valutiamo progetto per progetto, ed entra quando risolve un problema vero di chi usa l’app.

Hai un’idea per un’app?

Raccontacela come viene, anche in due righe. La prima consulenza è gratuita e senza impegno, e rispondiamo entro un giorno lavorativo.

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